Scheda Google Maps: fai chiamare e venire i clienti

Una persona cerca “toelettatura” dal telefono, vede la tua attività sulla mappa e tocca per aprirla. Poi succede una di queste cose: preme il pulsante per chiamare, chiede le indicazioni, apre il sito, oppure esce e prova con quella dopo. La scheda Google Maps è la vetrina che si vede in quel momento, e quello che conta è se, dopo averla vista, chi guarda sa subito come contattarti e come raggiungerti. In questo articolo guardiamo solo quella parte: i pulsanti e i link che trasformano una visita sulla scheda in una telefonata, una prenotazione o una persona alla porta.

Cosa fa chi guarda la tua scheda

Chi cerca da telefono di solito ha un bisogno preciso e poco tempo. Il dentista con un dolore ai denti, chi ha la macchina che fa un rumore strano, chi vuole tagliarsi i capelli prima del weekend. Guardano le foto, gli orari, le stelle delle recensioni e subito dopo cercano il modo più rapido per fare il passo successivo.

Se quel modo non c’è, o non funziona, non ti scrivono per chiedere chiarimenti: passano alla scheda successiva. Succede perché la mappa mette tante attività una accanto all’altra, e confrontarle costa un tocco. Per questo vale la pena controllare ogni punto di contatto, anche quelli che abbiamo impostato anni fa e a cui non pensiamo più.

I punti di contatto da controllare

Quali pulsanti compaiono dipende dal tipo di attività e da come è compilata la scheda, ma questi sono i principali:

  • Telefono: il numero è giusto? Squilla davvero in orario di apertura? Una palestra con il numero della vecchia gestione perde chi vuole iscriversi.
  • Indicazioni: il segnaposto sulla mappa è nel punto esatto? Un’officina con l’ingresso sul retro o un negozio in un cortile devono verificare che il navigatore porti alla porta giusta, non a una strada chiusa.
  • Sito web: il link porta a una pagina che si apre bene da telefono? Meglio una pagina utile, come i servizi o i contatti, che una home confusa.
  • Prenotazione, menù o listino: se per la tua attività Google offre questi spazi, usali. Un parrucchiere può collegare la pagina per prenotare, un ristorante il menù aggiornato, uno studio medico la pagina con le prime informazioni per i nuovi pazienti.
  • Orari: compresi quelli di festività e ponti. Un orario sbagliato è peggio di nessun orario, perché chi arriva a porta chiusa se lo ricorda.

Il test da fare con il tuo telefono

Il modo più semplice per trovare i problemi è comportarsi da cliente. Non serve nessuno strumento, bastano dieci minuti e un telefono. Meglio se usi la rete mobile e non il wifi dell’attività, e se non sei già collegato con l’account con cui gestisci la scheda.

  • Cerca il nome della tua attività e, subito dopo, cerca la categoria con la tua città, per esempio “estetista Palazzolo sull’Oglio”. Guarda come compari.
  • Apri la scheda e leggi tutto come se non ti conoscessi: nome, categoria, orari, foto in evidenza.
  • Premi il pulsante per chiamare. Fai partire la chiamata e controlla che il numero sia quello giusto, poi interrompi.
  • Premi “Indicazioni” partendo da un punto a qualche chilometro. Verifica dove ti porta e se l’ultimo tratto è chiaro.
  • Apri il link del sito e prova a fare quello che farebbe un cliente: trovare un prezzo, un orario, un modulo.
  • Se c’è il link per prenotare o per vedere il menù, aprilo e controlla che funzioni e che sia aggiornato.
  • Scrivi su un foglio cosa non va e correggilo dalla scheda, una cosa alla volta.

Quando il problema non è la scheda ma chi risponde

A volte tutto funziona, ma la persona non riesce a parlare con te. Una toelettatura con le mani occupate tra vasca e asciugatura, o un’officina con il titolare sotto un’auto, spesso non risponde al telefono. Chi chiama prova una volta, poi cerca un altro numero.

Non esiste una soluzione unica. Alcune attività scelgono una fascia oraria in cui rispondono sempre e la scrivono chiaramente nella scheda e sul sito. Altre richiamano entro la giornata chi ha lasciato la chiamata persa, oppure usano un messaggio vocale che dice quando si viene richiamati. L’importante è decidere una regola semplice e rispettarla, perché una scheda ben curata che porta a un telefono muto fa solo perdere tempo a chi cerca.

Errori comuni

  • Lasciare il numero di un vecchio cellulare o di un fisso che nessuno controlla più.
  • Mettere come sito la pagina Facebook, quando esiste un sito con informazioni più chiare.
  • Collegare un link di prenotazione che non esiste più o porta a un errore.
  • Non aggiornare orari e chiusure in occasione di ferie, festività o lavori.
  • Lasciare il segnaposto un po’ fuori posizione e far arrivare i clienti dal lato sbagliato dell’edificio.
  • Cambiare i dati una volta sola e non ricontrollarli: una verifica ogni tanto, per esempio a inizio stagione, evita sorprese.

Una nota sulle aspettative: sistemare questi punti non garantisce più clienti. Fa però in modo che chi già ti trova non si fermi per un numero sbagliato o un link rotto.

In breve

  • La scheda serve a far fare un passo: chiamare, prenotare, venire o aprire il sito.
  • Controlla uno per uno telefono, indicazioni, sito, prenotazione o menù e orari.
  • Fai il test da telefono comportandoti da cliente, con la rete mobile e senza essere collegato all’account della scheda.
  • Se non riesci a rispondere al telefono, scegli una regola chiara per richiamare e rispettala.
  • Rivedi i dati a ogni cambio di stagione o di organizzazione, e dopo ogni chiusura straordinaria.

Hai un’attività tra Brescia e Bergamo e vuoi capire da dove partire? Scrivici: ti rispondiamo di persona, senza impegno.

Foto: DariuszSankowski su Pixabay

Lascia un commento