Profilo Instagram e Facebook: cosa deve dire a chi arriva

Una signora sente parlare di una toelettatura da un’amica. La sera cerca il nome su Instagram, trova il profilo Instagram e Facebook dell’attività e non capisce se è aperta il lunedì, se si prenota per telefono e dove si trova di preciso. Dopo un minuto chiude e prova con quella dopo. Nessuno si è lamentato, nessuno ti ha scritto: semplicemente non l’hai mai saputo.

Qui non parliamo di cosa pubblicare, ma di ciò che le persone trovano quando arrivano. Spesso il profilo è la prima vetrina, e anche chi ti conosce già lo guarda per avere una conferma prima di venire.

Perché il profilo spesso è trascurato

Quasi sempre il profilo è stato creato in fretta, magari anni fa, da un cugino o da te una sera. Poi si pensa solo ai post, e le informazioni di base restano ferme: un vecchio numero, un orario estivo mai aggiornato, una foto del profilo sgranata, una descrizione che dice solo “Benvenuti nella nostra pagina”.

Il risultato è che il post del giorno è curato, ma chi clicca sul nome trova un biglietto da visita incompleto. Un parrucchiere può avere foto bellissime di colore e taglio, ma se non si capisce come prenotare, il lavoro fatto sui post rende molto meno.

Cosa deve capire chi arriva sul tuo profilo

Mettiti nei panni di una persona che non ti conosce. Deve poter rispondere a quattro domande senza scorrere nulla: cosa fai, dove sei, quando ci sei e come ti contatto. Ecco i controlli da fare, uno per uno:

  • Nome del profilo: oltre al nome dell’attività, aggiungi cosa fai e la zona, per esempio “Officina meccanica – Palazzolo sull’Oglio”. Così chi cerca per categoria ti riconosce.
  • Foto del profilo: il logo o una foto chiara dell’insegna o del titolare, leggibile anche in piccolo. Niente immagini tagliate o scure.
  • Descrizione (la “bio” su Instagram): due o tre righe semplici. Cosa offri, a chi, in quale comune e come prenotare. Una palestra potrebbe scrivere: corsi e sala pesi, prova su appuntamento, vicino al centro.
  • Orari: controlla che siano uguali a quelli reali e a quelli della scheda Google. Se cambiano nei periodi di ferie, aggiornali prima, non dopo.
  • Telefono e indirizzo: devono essere corretti e, da telefono, bastare un tocco per chiamare o aprire la mappa.
  • Pulsante di contatto: scegli l’azione che vuoi davvero, tra chiama, scrivi su WhatsApp o prenota, e imposta quella.
  • Link: uno solo, che porti alla pagina utile, come il modulo di prenotazione o la pagina contatti del sito. Non il sito generico se la gente deve prenotare.

Sistemarlo in una mattina: i passi

Non serve pubblicare nulla di nuovo. Prendi il telefono, apri il profilo come se fossi un cliente e procedi in questo ordine:

  • Apri il tuo profilo da un account diverso, o da una finestra senza accesso, per vedere ciò che vede il pubblico.
  • Leggi la bio ad alta voce: se un amico non saprebbe dire cosa vendi, riscrivila.
  • Confronta orari, telefono e indirizzo con la scheda Google e con il sito. Devono coincidere ovunque.
  • Scegli il pulsante di contatto e prova a usarlo tu: ti risponde qualcuno? Arriva dove deve?
  • Fissa in alto un post che spieghi l’essenziale: per un dentista, come prenotare una prima visita; per un negozio, cosa trovi e dove parcheggiare.
  • Su Instagram crea poche storie in evidenza (le “copertine” sotto la bio) con titoli chiari, come Servizi, Come arrivare, Lavori fatti. Su Facebook compila la sezione Informazioni e i servizi.
  • Segna sul calendario un controllo ogni tre mesi e uno prima di ogni chiusura o cambio di orario.

Gli errori che si vedono più spesso

Il primo è lasciare due profili in disaccordo: su Facebook un numero, su Instagram un altro. Chi trova due versioni si fida di meno e non sa quale usare.

Il secondo è mettere come link un sito che si apre male da telefono, o una pagina in cui bisogna cercare il contatto. Una toelettatura che manda i clienti a una pagina generica perde chi voleva solo prenotare un bagno.

Il terzo è una bio fatta di slogan: “Passione dal 1990”, “Qualità e professionalità”. Sono frasi che potrebbero stare su qualsiasi attività. Meglio dire cosa fai e dove: “Riparazioni auto e cambio gomme, su appuntamento, a due passi dalla stazione”.

Il quarto è non rispondere ai messaggi arrivati dal pulsante di contatto. Se lo attivi, qualcuno deve guardarlo ogni giorno, anche solo per dire “ti rispondiamo in giornata”. Un pulsante che porta a una casella ignorata è peggio di nessun pulsante.

Il quinto è dimenticarsi dei cambiamenti: nuovo numero, nuova sede, nuovo servizio che non compare da nessuna parte. Un profilo aggiornato fa capire che l’attività è viva, anche in settimane in cui non pubblichi molto.

In breve: i punti da ricordare

  • Il profilo è la vetrina che molti guardano prima di contattarti, anche se ti conoscono già.
  • Deve rispondere a quattro domande: cosa fai, dove sei, quando ci sei, come ti contatto.
  • Nome, foto, bio, orari, telefono, pulsante e link vanno controllati come farebbe un cliente nuovo.
  • Le informazioni devono essere uguali su Instagram, Facebook, scheda Google e sito.
  • Un post fissato in alto e poche storie in evidenza ordinano ciò che serve davvero.
  • Un controllo ogni tre mesi evita di perdere persone per un dato vecchio.

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Foto: freestocks-photos su Pixabay

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